Immaginatevi di mettere a confronto il peggior sistema capitalistico e il peggior sistema sovietico. Chi ne esce peggio? A questa ambiziosa domanda cerca di rispondere lo scrittore messicano Jorge Volpi, già autore del romanzo In cerca di Klingsor (2000) un thriller a sfondo scientifico ambientato intorno alla gara per la messa a punto della prima bomba atomica. La sua più recente opera narrativa è uscita in Italia circa un anno fa e è passata, chissà perché, quasi sotto silenzio.
S’intitola Non sarà la Terra (Mondadori, pp. 532, euro 22, traduzione di Bruno Arpaia). I principali personaggi sono una mezza dozzina. La vicenda ha inizio con una descrizione affilata e raccapricciante del disastro di Cernobyl, il 27 aprile 1986. Da quel momento in poi, sullo sfondo della storia mondiale, si muovono i destini dei protagonisti, raccontati da un unico narratore a mano a mano che convergono gli uni verso gli altri. Il libro è diviso in tre atti, tre periodi storici, tre cicli, se vogliamo. Il primo va dal 1929 al 1985. Da una parte abbiamo l’Unione Sovietica che si consolida come un mostro statale dominato dalla testa impazzita di Stalin e poi dall’ottusa brutalità degli apparatcik. Dall’altra gli Stati Uniti con il crollo di Wall Street e della fiducia nella mano invisibile del mercato, e poi il boom economico.
Arcadij Ivanovic Granin è un brillante medico ricercatore. Sposa Irina Nikolaevna Sudaeva, microbiologa. Hanno una figlia, Oksana. Lui diventa un dissidente, passa anni terribili di prigionia e torture. Sarà poi fra i leader del nuovo corso, che comprende l’atto secondo (1985-1991) e il terzo (1991-2000).
Contemporaneamente due sorelle, Jennifer e Allison Moore, figlie di un potente senatore americano, crescono in modo molto diverso. La prima fa carriera ai vertici del Fondo monetario internazionale, la seconda è sbandata e in balia di deliranti entusiasmi per le cause perse. Jennifer sposa anche un avido carrierista, Jack Wells (simbolo del capita... |